energee3
logo stamptoscana
thedotcompany

Carbonizzazione idrotermale: trasforma rifiuti organici in carbone vegetale e acqua fertilizzante

carbone vegetale

Lucca – A Salanetti, nel Comune di Capannori, nascerà il primo impianto di carbonizzazione idrotermale d’Italia. Attualmente, oltre all’impianto di Salanetti, è in via di procedura amministrativa un impianto gemello a Piombino e un terzo a Perugia; altri impianti a Vicenza, a Verona, a Lecce e a Potenza sono in corso di trattativa. Tutti i dettagli della tecnologia innovativa al convegno internazionale del 26 marzo a Lucense, nel Polo tecnologico lucchese.

Il futuro della chiusura del ciclo dei rifiuti organici sta nella carbonizzazione idrotermale? A svelare risposte e progetti in merito spetterà a un workshop internazionale, il terzo del progetto europeo NewApp, nato con l’obiettivo di diffondere su tutto il territorio dell’Ue la conoscenza sulla tecnologia di carbonizzazione idrotermale, che il prossimo giovedì si terrà a Lucca nell’area del Polo tecnologico lucchese. “Un processo – spiega la nota del Polo tecnologico – facile, green, ecosostenibile, autosufficiente per energia e acqua, capace di recuperare e riutilizzare tutto ciò che produce, risparmiando materie prime e fonti primarie. Così viene definito il procedimento che sta alla base degli impianti di carbonizzazione idrotermale, un metodo innovativo che impiega per la chiusura del ciclo dei rifiuti organici solo 8 ore contro i consueti 30/40 giorni degli impianti di compostaggio e che, attraverso il recupero e il trattamento dell’umido organico e del verde, raggiunge un duplice obiettivo: da un lato, la produzione di bio-carbone e dall’altro la chiusura in loco della filiera dei rifiuti. Impianti all’avanguardia di cui però non c’è ancora traccia in Italia”, così come non vi è traccia (ndr) di pirogassificatori senza ciminiera (processo in camera stagna in totale assenza di ossigeno, quindi senza combustione), in esercizio da anni in Austria e Germania, come quello brevettato da Pyromex che recupera l’energia chimica del rifiuto o della biomassa processati, trasformandoli in combustibile gassoso pulito.
Già dal 2016 i primi impianti di carbonizzazione termale - prosegue la nota - potrebbero trovare casa proprio in Toscana, con due stabilimenti gemelli”.

Modalità, tempistiche, obiettivi e processi di funzionamento degli impianti  in progettazione saranno al centro del dibattito del convegno internazionale di giovedì 26 marzo, con esperti italiani ed europei che racconteranno le loro idee e la loro esperienza sul tema”. “L’utilizzo dell’impianto di carbonizzazione idrotermale nel ciclo di recupero dei rifiuti organici”: questo il titolo della giornata organizzata da Ingelia Italia, la sezione italiana di Ingelia Sl, la società spagnola che ha brevettato il processo di carbonizzazione idrotermale, sperimentando un primo impianto a Valencia, che ha già portato a notevoli vantaggi, tanto da essere considerato un fiore all’occhiello della sperimentazione, dell’innovazione tecnologica e della salvaguardia ambientale a livello europeo. Un impianto che, dopo aver superato tutte le rigide prescrizioni della comunità europea, per la sua realizzazione ha ricevuto finanziamenti direttamente dall’UE.

«Si tratta di un progetto che, senza esagerazione, entra di diritto nel novero di quelli di Blue
Economy – racconta Massimo Manobianco, direttore di Ingelia Italia –. La portata è enorme:
risparmio di risorse non rinnovabili, riduzione drastica nelle emissioni di CO2, impianti compatti e modulari, minor consumo di suolo, chiusura del ciclo di recupero fino a 120 volte più velocemente rispetto alle più avanzate tecnologie esistenti».
«In Italia non esistono impianti di carbonizzazione idrotermale – continua Manobianco – Il primo in assoluto sarebbe proprio quello di Lucca, a Salanetti (nel comune di Capannori). Con un investimento totale di 19milioni di euro, stanziati dalla società lucchese Gielle srl, tratterà fino a 50mila tonnellate all’anno di rifiuti organici per soddisfare le esigenze locali. Ci aspettiamo di partire con la costruzione entro quest’anno e di mettere in funzione l’impianto da giugno 2016».
Un impianto che, se costruito con la tecnologia Ingelia, garantisce anche un controllo molto efficace sugli odori, impatto acustico minimo, nessun consumo di acqua e autosufficiente per energia.

Evaporador_redLa carbonizzazione idrotermale. E’ un processo termo-chimico ecosostenibile che in poche ore riesce a trasformare i rifiuti umidi organici e le biomasse di scarto in un solido carbonioso, una forma di lignite. La tecnologia utilizzata è resa esclusiva nella sua innovativa applicazione dal percorso di ricerca in programmi comunitari, sintetizzato poi nella deposizione di ben quattro brevetti industriali – di proprietà della società di ingegneria spagnola Ingelia Sl e concessi per il loro utilizzo a Ingelia Italia – che caratterizzano l’offerta impiantistica. Il risultato del processo di recupero è rappresentato dal biocarbone, che è, a tutti gli effetti, una materia prima rinnovabile, al contrario del suo corrispondente di origine fossile e da immettere sul mercato dunque in sua sostituzione per tutte le applicazioni commerciali ed industriali a cui la lignite è destinata, e dall’acqua fertilizzante.

L’utilizzo del bio-carbone e dell’acqua fertilizzante

Il bio-carbone ottenuto può essere utilizzato come: combustibile rinnovabile; ammendante; oppure per applicazioni industriali come i filtri a carboni attivi; vernici; coating per elettrodi; celle a combustibile; batterie e supercapacitori; catalizzatori; biocarburanti. L’acqua di processo, invece, contiene una piccola parte di carbonio e bionutrienti contenuti in origine nei rifiuti: questo le fornisce proprietà fertilizzanti e può essere utilizzata per alimentare impianti di biodigestione. L’acqua viene poi sottoposta a processi di filtrazione e scaricata nella rete fognaria industriale. Il concentrato viene recuperato e venduto nel settore della produzione di fertilizzanti.

La situazione in Europa
Attualmente nell’Unione Europea c’è una disponibilità di biomasse umide proveniente dai residui agricolturali, forestali e municipali che è pari a circa 120/140 milioni di tonnellate all’anno di cui 80 milioni di tonnellate sono rifiuti organici umidi. Circa 2/3 di questo enorme quantitativo viene tuttora incenerito o avviato a discarica.

La situazione in Italia
In Italia la quantità totale di rifiuti organici da raccolta differenziata è pari a 5,2 milioni di tonnellate nel
2013. Secondo le previsioni di Legambiente questo valore crescerà a 6,5 milioni di tonnellate entro il
2020 e arriverà a 9,6 milioni di tonnellate entro il 2030 quando la raccolta differenziata sarà a regime
ovunque nel paese. Dato che già oggi non ci sono abbastanza impianti per il recupero di tutto l’organico
raccolto e considerando che la maggior parte degli impianti attualmente in uso sono vecchi e dovranno
essere sottoposti a manutenzione e aggiornamento entro il 2030, si stima che nei prossimi 15 anni sarà
necessario costruire in Italia almeno 300 impianti per il recupero dei rifiuti organici con un investimento
stimato di 3 miliardi di euro.

redazione

Tags

You may also like...

Translate »